Cerca se stesso.
Si è perso da bambino,
giocando a nascondino.
Chi sono
Ex neofita del blog, curioso, cerco di incontrare sul web tutte quelle persone che per strada potrei soltanto urtare per errore.
Abito in un abito che non mi fa monaco.
In principio tutto era confuso, caotico e senza nome.
Come in questo autunno disarmato e senza pace, la mente rischia di perdersi in mille rivoli gonfiati dalla pioggia.
Le lacrime del cielo sembrano essere inconsolabili, tanti sono i problemi che ci affliggono, tanto la loro dimensione sembra appartenere ad un epoca che non vuole estinguersi.
I momenti di sconforto sono attenuati temporaneamente dal calduccio di qualche acquisto consolatorio, di qualche brano musicale che ammansisce la belva infantile e viziata.
Tutto il mondo sembra preso da una frana melmosa, rissosa e chiassosa.
Questa è la crisi, questo è il debito che ci viene rinfacciato bruscamente oggi.
Siamo come bambini pensosi chiamati alla responsabilità, richiamati da un gioco triste e sfrenato che ci aveva preso la mano.
Io sono fatto così: ho la testa sulle spalle ma cerco di (far) ridere sempre come il giullare a corte,
perché è il solo modo di costringere la boria del sire a divenire gloria della sua terra, o mal che vada, gestire la noia della di lui consorte in sua maestosa assenza.
Insomma, sono cominciati sul serio i giorni in cui lasciarsi alle spalle tante cose, cedere, liberarsi, dedicarsi all'essenziale.
Io peso le parole e le lascio andare. Chi non ha la raffinatezza per coglierle non cerchi di bastonarle o di afferrarle maldestramente col retino o di guardarle coi canocchiali.
Di fronte ad un problema o a mille, io mi ripeto che siamo in cattive mani se non sono le nostre.
Anche io ho fumato e molto.
Un tempo certe cose non facevano male anzi: alla fine dell'Ottocento l'Elisir Coca Buton era venduto con successo e promosso dalle pagine dell'Illustrazione italiana come un valido digestivo, rinvigorente nel lavoro, una mano santa, insomma, grazie all'ingrediente speciale dell'autentica foglia di Coca boliviana.
Oggi come allora, l'uso che se ne fa in giro è finalizzato ad un benessere temporaneo in un contesto di lavoro duro. Per la Salute Pubblica allora aveva benefici effetti, oggi nocivi e deleteri.
Lo stesso dicasi delle sigarette che ereditarono gli effetti magico-benefici dal tabacco da pipa e delle altre foglie di vario tipo seccate o tostate e mandate in fumo tra gli alveoli polmonari durante rituali di comunione sociale.
Le pubblicità e il cinema hanno avuto un ruolo determinante nel rivestire questi piccoli profumati cilindretti industriali di un alone mitico. Quel mito parlava, tanto per cambiare, di benessere e come per altri prodotti industriali prometteva istanti di benessere a quei beati che li avessero consumati. La magia e il medicamento fluivano dalle mani degli dèi attraverso i prodotti di consumo instrisi dello stesso mito.
Oggi, che anche sui pacchetti di sigarette c'è scritto che uccidono e in che modo, quel mito torna forse tra le nuvole degli dèi e i poveretti che hanno una vita dura da beati si tramutano in beoni per la stessa magia rovesciata.
Anche io ho fumato e molto: ho iniziato quando le Lucky Strike erano già finite nel pacchetto bianco per conquistare quel target di donne alla cui emancipazione sociale, fortunatamente, anche loro hanno contribuito.
Non ho smesso per non morire malamente, ho smesso quando ho capito che il benessere si trova dentro di me e nulla là fuori nel mondo me lo potrà dare, nemmeno pagandolo tutto l'oro del mondo.
Ho smesso quando ho capito che la vita è nel respiro, la qualità della vita nella qualità dell'aria, la potenza e il controllo nell'esercizio del respiro. E' stato una vero colpo di fortuna, quando su quel treno da Torino (allora si fumava liberamente) ho abbandonato l'ultimo pacchetto morbido di Lucky Strike.
La vita continua ad essere dura, ma i momenti felici sbucano dal nulla e quando finiscono non lasciano quella nauseante puzza sugli abiti.
I posteri, chiunque saranno, forse un giorno venereranno quegli antichi pacchetti verdi conservati in teche protette da cui, immobili, sprigioneranno magicamente benefici effetti sugli umori.
Ho lottato duramente contro me stesso prima di pubblicare questo post. Resistere all'ideologia dominante e non promuovere la mia opinione su uno stile di vita, il mio, inscritto nel mercato come tutti gli altri; oppure abbandonarsi al rituale della recensione, della must list, dell'espressione di gusto, dello svenevole invito all'acquisto?
Sono vinto e cerco di contrabbandare dubbi, ripensamenti, intime sovversioni, mentre scrivo e parlo di sanitari e igiene personale. E così sia: Come arredare il cesso.
Ad ogni risveglio e ad ogni pasto seguirà sempre una seduta al bagno, così fino alla prossima notte dei tempi. La toilette è il ricovero dell'io, la sua cella monacale, il suo ascensore tutto specchi e faretti alogeni puntati.
Vi fornirò alcuni essenziali consigli su come allestire il vostro spazio igienico senza incorrere nell'equivoco di farne una vezzosa stanza da bagno o peggio una smisurata piazza da bagno.
Premessa ideo-metodo-logica:
Prima di tutto evitate di vivere completamente da soli, non vi esponete al rischio di sostituirvi al tutto, di diventare un universo dotato di un senso tutto vostro e in incognito.
Ugualmente non lasciatevi conquistare da un'altra persona in modo da divenirne il satellite naturale o viceversa il sole imprescindibile. Per quanto i pianeti e le stelle nel loro funzionamento possano somigliarvi, gli esseri umani devono diffidare dei paragoni scomodi.
Venendo al cesso, un po' come nel sesso, anche in bagno, se dovete dividere lo spazio con uno o più partners, non contano tanto le dimensioni quanto le precauzioni e una buona dose di pazienza.
La metratura sia sufficiente a contenere l'essenziale, ovvero water e bidet affiancati (è più facile lo slittamento laterale che la rotazione sull'asse, questo vale in posizione eretta, figuriamoci chinati a brache calate); lavandino, doccia o vasca con box per fare la doccia, un mobile per contenere i prodotti di pulizia e gli accessori, lavatrice e se possibile lavabo a pozzetto per il bucato a mano.
Non occorre tanto altro spazio, a meno che non abbiate organizzato un ballo di gala in un luogo insolito.
Water e bidet devono essere prima di tutto comodi, non per passarvi ore intere a leggere sconfortanti romanzieri contemporanei, quanto per espletare nel tempo necessario (che per ognuno di noi varia) quel compito che più di qualsiasi asana yoga ci lega alla Terra.
Poco importa che i cosiddetti sanitari siano belli da vedere, i designers più gettonati spesso creano cessi scontrosi contro la cui ostinata spigolosità non basta nemmeno il più robusto scopettino brandito con gesto bellico, oppure scivolosi troni per repentine e improvvise cadute di stile.
La manutenzione ordinaria degli scarichi insieme alla pulizia delle superfici sono due pratiche che nella ripetizione frequente e regolare contribuiscono a ridimensionare l'egotismo coltivato in questa stanza delle facili lusinghe e a ridurre le spese per sofferti interventi di scorbutici e sbrigativi idraulici.
Evitate gli specchi enormi (faticosi da pulire) e soprattutto i giochi di specchi che fanno sobbalzare ad ogni gesto, in bagno sovente si scivola per maledire poi se stessi.
Tenete al minimo indispensabile il numero e la varietà di prodotti per l'igiene personale:
un disinfettate, un detergente per il corpo (meglio i panetti di sapone che tubetti, flaconi ed erogatori di prodotti concentrati e diluiti), shampoo e balsamo (alternando due prodotti concorrenti dalle caratteristiche differenti), spazzolino e filo interdentale (il dentifricio non serve e non sostituisce un esercizio corretto e prolungato di detersione manuale), colluttorio e un paio di creme per corpo e viso. Una polvere per i piedi, possibilmente naturale di provenienza erboristica, allume di potassio per le ascelle. Poco altro. Perché sottrarre spazio a cose ben più importanti come un buon asciugacapelli, un set di manicure, cotone idrofilo e rotoli di carta igienica sempre a portata di mano?
Sobrietà (una virtù che si conquista con valore e non si compra al discount) anche nella scelta dei prodotti di consumo per lavatrice e lavaggio a mano.
Delegando ad altri l'importante compito di curare i nostri capi de-responsabilizziamo e basta. Non ci sono prodotti né professionalità che possano sostituire l'attenzione, la calma e l'apprensione dei proprietari. Sempre che i capi cui si rivolgono le cure meritino tante attenzioni. Ma di questo parleremo, forse, in futuro.
Un cordless l'unico lusso che mi sento di consigliare. Se almeno questa legge è uguale per tutti, non appena poserete il sacro culo sulla tavoletta, al culmine di una corsa irta di ostacoli o di un'attesa sfibrante, suonerà all'istante l'allarmato telefono con la telefonata più importante della vostra vita.
Circolano più gambe belle nei quartieri popolari che tra le finte bionde in collane di perle.
E' vero altresì che ci sono più bei visi di uomini valorosi tra i figli d'operai e d'immigrati che tra i molli cavalieri del circolo di tennis.
I recall when I was small
How I spent my days alone
The busy world was not for me
So I went and found my own
I would climb the garden wall
With a candle in my hand
Id hide inside a hall of rock and sand
On the stone an ancient hand
In a faded yellow-green
Made alive a worldly wonder
Often told but never seen
Now and ever bound to labor
On the sea and in the sky
Every man and beast appeared
A friend as real as i
Chorus:
Before the fall when they wrote it on the wall
When there wasnt even any hollywood
They heard the call
And they wrote it on the wall
For you and me we understood
Can it be this sad design Could be the very same
A wooly man without a face
And a beast without a name
Nothin here but history
Can you see what has been done
Memory rush over me
Now I step into the sun.
Non amo particolarmente i convenevoli, anzi li odio, ma a volte salvano da situazioni anche peggiori.
Per farla breve, ritengo utile introdurre nel mondo della comunicazione digitale l'abitudine di offrire qualcosa contestualmente ad una richiesta di qualsiasi natura. Resta vero che per sentirsi davvero bene bisogna dare e non aspettarsi di ricevere, quindi sarà davvero molto semplice adoperarsi in questo senso.
Capita a tutti di aver bisogno degli altri per piccolezze o per grandi interventi, sarà sufficiente sul web armarsi di buona volontà ed avere sempre qualcosa di scaricabile, condivisibile, scambiabile, da offrire e presentarsi sempre a mani piene.
Il p2p, a suo modo, insegna.
Io intanto anticipo la prima richiesta utile che mi capiterà di fare da questa sede, regalandovi questo link ad un bellissimo mix:
Colgo inoltre l'occasione per ringraziare tutti gli amici libidinosi che sono venuti a visitare numerosi questo blog attratti dalle tag words "tettine", "teens" e "scopate".
A tal proposito ci tengo a sottolineare che queste valorose tags non esprimono le mie preferenze: sono ben disposto anche nei confronti delle mature, delle prosperose e delle frettolose spolverate.
Anche se sono in un periodo trascendentalista, la primavera si fa avanti zoppicante ma certa del fatto suo.
I battibecchi tra i politici mi disgustano, quanto le discussioni tra le vecchiette nell'atrio del palazzo.
Le loro voci, troppo alte per non tradire una sordità irrimediabile, tuonano letteralmente nel silenzio dei miei spazi.
Non condivido una sola opinione con loro, quasi mi sembra di essere dalle parti dei matti.
Ma non sono io il matto, non sono io l'idiota. Più si avvicinano le scadenze elettorali e più mi sento trascinato dalle vibrazioni primaverili a correre all'aria aperta, ad andarmene in un parco fuori città ad ascoltare suoni e linguaggi diversi dal mio.
I politici sono in grado di accendermi soltanto gonfiore e bruciore di stomaco. Se la nostra società fosse più responsabile e gli individui più umili potremmo farne a meno, fare da soli o, meglio, tutti insieme.
Se solo non ci fossero così tanti incapaci alla guida di aziende pubbliche e private, si potrebbe pensare ad un naturale ricambio generazionale come all'occasione per una rivoluzione.
Invece i vecchi dirigenti resistono arcigni, attaccati ai loro posti fissi - identità senza i quali si sentirebbero inutili, fanno invecchiare i giovani nel rancore e gli lasciano spazio solo quando sono diventati come loro.
Non invecchiare mai, essere utili agli altri, sono una cosa sola e non c'entra con il colore e con lo stato di conservazione della pelle.
Riprendo, come promesso, la rubrica sui consumi consapevoli al largo dalle rive funeste del culto dei mezzi e del lebbrosismo catastrofico da hard discount.
Arredare casa è cosa ardua, soprattutto se la casa non è propria e costa un occhio di pigione. Ma ora, per colpire cerchio e botte, ammettiamo che la casa sia di proprietà seppur modesta o con un mutuo ragionevole a fiammeggiare sulla testa.
Il primo consiglio è fuggire il modello piccolo borghese a partire dalle sue più piccole cose: i ninnoli da vetrinetta, tipo Thun o degenere. Senza questa paccottiglia madame bovaryana da sistemare e spolverare di continuo si può rinunciare alle vetrinette che non proteggono gli oggetti dalla polvere e deteriorano l’acustica dell’ambiente a causa delle risonanze prodotte. Che ascoltiate musica, facciate una festa con amici alticci, o semplicemente guardiate un film in dvd, la vetrinetta è scontrosa e nemica della salute.
Eliminate i vetri anche dal bagno, sia che usiate la doccia, oppure la vasca, qualunque sia la circostanza per la quale rischiate il crollo, i danni saranno minori con un’anta in plexiglass o una tenda o niente.
Torniamo al soggiorno: riducete i mobili all’essenziale, non occupate troppo spazio che di questi tempi (cioè da sempre) è vitale e influenza il tempo.
Orientatevi su mobili privi di ante e sportelli preferite le librerie profonde anche quelle prodotte dall’Ikea.
Contengono bene gli oggetti con cui vale la pena dividere il proprio rifugio: libri classici, dischi sempreverdi, film riproponibili, qualche tavolo da gioco, carte e un buon impianto audio-video stereo (evitate ingombranti e inutili home-theatre multicanale).
Tutto quello che non è di supporto all’essenziale o lo eliminate oppure lo scegliete fuori dal coro: se potete, andate da un antiquario o da un modernario, se non potete, in un mercatino dell’usato basandovi su quella simpatia immediata che scatta anche al canile.
Poltrone e divani anche scombinati purché comodi e non avidi di spazio. A meno che non viviate in un loft di 3.000 metri quadri evitate quelle isole angolari con chaise longue che sembrano sempre in attesa di improbabili e noiose orge, evitate anche quei prodotti di design attraenti all'occhio ma antipatici al fondo schiena, al massimo sbirciateli con cautela dalle appaganti pagine di una rivista.
Il fuoco è attraente quindi una stufa a pellets o un caminetto sono sempre meglio di uno schermo al plasma acceso su Discovery Channel.
L’amicizia e i sentimenti autentici si accendono e consolidano davanti ad una fiamma viva, si spengono inevitabilmente davanti all’ennesima strage di otarie o al rinnovato mistero della Sindone.
Tanto meglio di sportelli e cassetti sono le scatole di cartone, latta o legno: sbizzarritevi e scoprirete che la loro limitatezza vi aiuterà a liberarvi delle zavorre inutili, mentre i cassetti hanno la genetica tentazione di moltiplicarsi nascondendo sogni impossibili e ninnoli da incubo.
Nel prossimo appuntamento il bagno: il mio regno per un rotolo di carta igienica!